La dottoressa Anna Pia Cirilli spiega il progetto “Genitori digitali”

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Vivere on-line è ormai una consuetudine di tutti. I dispositivi mobile (smart­phone e tablet) hanno accelerato il numero delle connessioni internet dando la possibilità di venire a conoscenza delle ultime novità dal mondo praticamente da qualsiasi posto ci si trovi. Una dimensione del vivere quotidiano che offre infinite possibilità professionali, sociali, umane ma che, visto nell’ottica di assenza di li­miti, crea sempre più allarme e attenzione quando a vivere on-line soni i minori, i più piccoli, i nostri figli. In questo spazio infinito chè è la rete internet, il bambino è fortemente a rischio; è proprio per affrontare tali problematiche, l’Aspic di Pes­ca­­ra è diventato il referente regionale del progetto Geni­tori digitali: un network di genitori per prevenire gli acting degli adolescenti. Un’iniziativa in collaborazione con il Dipartimento di giustizia minorile, con Ifos (Istituto di formazione sar­do) e con l’Osservatorio na­zionale sul cybercrime fondato lo scorso anno dal mi­nistero di Grazia e Giustizia e dall’Ifos stesso e rivolto a tutte le scuole secondarie di primo e secondo livello del paese. A Pescara, la referente territoriale è la dottoressa Valentina D’Intino.

La dottoressa Anna Pia Cirilli, psicologa e psicoterapeuta del centro Aspic e Spazio­Più, ci spiega il progetto e le sue caratteristiche. “Ci tengo a sottolineare che il centro pisco-pedagogico Aspic nasce dalla col­laborazione di psicologi, pe­dagoghi e counselor per dare una risposta alle esigenze dell’età evolutiva. Le richieste che ci vengono fat­te sempre più spesso dai genitori infatti, riguardano anche forme di aiuto nel supporto all’educazione dei figli. Da qui nasce un percorso di prevenzione che riguarda i genitori in prima persona e le interazioni con i loro ragazzi. Lavo­riamo con le scuole; ricordo un bel progetto realizzato due anni fa in collaborazione con il Comune che ha avu­to molto successo. Ed è proprio con e nelle scuole che vogliamo portare Geni­tori digitali. Ci siamo ac­corti infatti dalle richieste che arrivano, che i genitori chiedono di essere informati sulle nuove tecnologie e su come aiutare i figli nell’uso delle medesime per­ché sem­pre più spesso, parliamo con genitori i quali non conoscono quel mon­do. Quello che vorremmo fare negli istituti, con il loro aiu­to, è formare madri e padri che fungano in seguito da sostegno ad altri genitori; famigliari cioè che conoscano il web, capiscano come venga usato dagli adolescenti e come indirizzarli verso un utilizzo sano della rete. In questo senso, molti genitori tirano in bal­lo la privacy dicendosi in­capaci di controllare i loro ragazzi al computer. Dicia­mo che ma­nifestare il proprio stato su Facebook non è la stessa cosa di un diario personale il quale, dal pun­to di vista terapeutico, può definirsi catartico perché convoglia nelle parole il nostro intimo e privato. Scrivere su un so­cial net­work, significa portarlo a conoscenza di tutti e renderlo oggetto di strumentalizzazioni e usi distorti”.

Proprio quest’ultima considerazione della dottoressa Cirilli, apre le porte a quello che viene conside­rato l’as­petto più allarman­te e pre­occupante della vita social degli adolescenti: il cyberbullismo. “Il progetto Geni­tori digitali – spiega la psicologa – tocca anche questi aspetto. Il cyberbullismo può essere definito come una forma di violen­za, im­plicita o esplicita, esercitata da alcuni ra­gazzi su altri coetanei. E’ la mi­naccia più pericolosa del­la rete, paradossalmente an­che rispetto al classico bullismo. Mi spie­go: il giovane che vive un disagio a scuola, una volta tornato a casa, è protetto dalle mura do­mestiche, dall’ambiente famigliare che può allontanare in lui pensieri negativi. Con il cyberbullismo, tutto questo non esiste in quanto vie­ne a mancare l’ambiente reale simbolo di protezione e sicurezza. Non voglio de­monizzare i so­cial network, ma i genitori devono essere consapevoli di quello che accade ed è su questo che devono lavorare. Oggi c’è molta violenza verbale che, purtroppo, è il linguaggio delle nuove generazioni; è qui che devono intervenire i genitori fermandosi per cercare di capire cosa succede. La rete ha delle po­tenzialità enormi che neanche noi siamo in grado di comprenderle, ma abbiamo una responsabilità verso i no­stri figli”.

 

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Author: Francesca Di Giuseppe

Giornalista pubblicista e blogger www.postcalcium.it

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